Black Holes

Secondo le idee correnti dell’astrofisica, nel corso della sua evoluzione ogni stella raggiunge uno stadio durante il quale essa si contrae a causa della mutua attrazione gravitazionale tra le sue particelle. Poiché l’attrazione aumenta rapidamente col diminuire della distanza tra le particelle, la contrazione accelera, e se la stella ha una massa sufficientemente grande, pari a più di due volte quella del Sole, nessun processo conoscitivo può impedire che la contrazione prosegua indefinitamente. A mano a mano che la stella si contrae e diventa più densa, la forza di gravità sulla sua superficie cresce sempre più, e di conseguenza continua ad aumentare anche la curvatura dello spazio-tempo nella regione circostante. A causa della crescente forza di gravità sulla superficie della stella,  diventa sempre più difficile allontanarsene, e alla fine la stella raggiunge uno stadio in cui dalla sua superficie non può più sfuggire nulla, neanche la luce. A questo stadio diciamo che attorno alla stella si forma un “orizzonte degli eventi”, perché nessun segnale può allontanarsi da essa per comunicare un evento qualsiasi al mondo esterno. Lo spazio attorno alla stella è quindi talmente curvo che tutta la luce rimane confinata al suo interno e non può uscirne. Noi non siamo in grado di vedere una stella di questo tipo, perché la sua luce non può mai raggiungerci e per questo motivo la chiamiamo buco nero.

Fritjof Capra, “Il Tao della fisica”, Milano, Adelphi, 1994, pp.206-207

 

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Many-sided Emotional Life

… Il crescografo di Bose permette di ottenere ingrandimenti di dieci milioni di volte. Il microscopio, che consente appena qualche migliaio di ingrandimenti,  ha dato un  impulso fondamentale alle  scienze biologiche. Il crescografo apre prospettive incalcolabili. […] ” Gli eloquenti grafici forniti dal mio crescografo dimostrano anche ai più scettici che le piante hanno un sistema nervoso sensibile e una multiforme vita emotiva. Amore, odio, gioia, paura, piacere, dolore, eccitabilità,  torpore, e innumerevoli altre   risposte adeguate agli stimoli sono universali nelle piante tanto quanto negli animali”. […] “Il poeta conosce intimamente la verità, mentre lo scienziato vi si avvicina in modo esitante e impacciato. Venga un giorno nel mio laboratorio a vedere l’inequivocabile testimonianza del crescografo”.

Paramhansa Yogananda, “Autobiografia di uno yogi”, Perugia, Ananda Edizioni, 2010, pg.67

nella foto: Jagadish Chandra Bose (1858-1937, fisico e botanico indiano, pioniere della radio).

 

J.C.Bose

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Another Point of View

15 febbraio, 2015 Lascia un commento

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi sui ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

Wislawa Szymborska

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Alchemies

1 febbraio, 2015 Lascia un commento

[…] biochimica cerebrale e stati emotivi sono strettamente collegati tra loro. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che il cervello non è un’entità astratta, ma un intreccio di cellule nervose che ‘scattano’ quando vengono stimolate da certe sostanze chimiche (i neurotrasmettitori, appunto) che ne modulano l’attività. Naturalmente ci si può chiedere se questa attività biochimica sia la conseguenza del comportamento, oppure ne sia la causa. Nell’esperimento di cui parlavamo prima, nel corso del quale alcuni volontari venivano invitati a immedesimarsi in situazioni di tristezza, felicità, rabbia, paura e anche amore, le reazioni biochimiche rilevate dalla PET erano la conseguenza di un atto volontario dell’individuo: in altri termini, ‘pensando’ di essere arrabbiati o innamorati è possibile attivare dei circuiti interni che creano questa situazione emotiva. Ma è possibile fare il contrario? Cioè provocare artificialmente un’emozione, un istinto, un comportamento, agendo direttamente sulle cellule nervose? Con gli animali è stato fatto, in vari modi. Per esempio, trasferendo del DNA da topolini di campagna (monogami) a topolini di città (poligami) si è modificato il comportamento di questi ultimi, rendendoli monogami. In altri esperimenti si è indotto in questi topolini anche un comportamento di cure parentali (cioè di amore per i piccoli) iniettando semplicemente nel loro cervello vasopressina e ossitocina, due ormoni che hanno un ruolo importante nello sviluppo dell”attaccamento’ anche nella specie umano. […]

Piero Angela, “Ti amerò per sempre. La scienza dell’amore”, Milano, Mondadori, 2011, pg.31867930_J52MWDIJXFBESLHPFGD7SR6M52AKX3_38-harvest-mice_H133055_L

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IF

23 gennaio, 2015 Lascia un commento

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

RUDYARD KIPLING, SE, 1895

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!

RUDYARD KIPLING, IF, 1895

Kipling_If_(Doubleday_1910)

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Travelling

3 gennaio, 2015 Lascia un commento

…  Tutte le nostre  attività sono legate all’idea del viaggio. E a me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla della nostra irrequietezza. L’uomo ha scoperto per tempo di poter spillare tutta questa informazione d’un colpo, manomettendo la chimica del cervello. Di poter volare  via in un viaggio illusorio o in un’ascesa immaginaria. Di conseguenza gli stanziali hanno ingenuamente  identificato Dio con il vino, con l’hashish o con un fungo allucinatorio; ma di rado i veri vagabondi sono caduti in preda a questa illusione. le droghe sono veicoli per gente che ha dimenticato come si cammina. I viaggi reali sono più efficaci, economici e istruttivi di quelli fittizi. Dovremmo seguire i passi di Esiodo su per il Monte Elicona, e udire le Muse. Se ascoltiamo attentamente appariranno di certo. Dovremmo seguire i saggi taoisti, Han Shan che nella sua piccola capanna sulla Montagna Fredda osserva il passare delle stagioni, o il grande Li Po – “Mi hai chiesto per quale ragione abito nelle colline grige: ho sorriso ma non ho risposto, perché i miei pensieri bighellonavano per conto loro; come i fiori del pesco, erano andati a spasso in altri climi, in altre terre che non fanno parte le mondo degli uomini”.

Bruce Chatwin, “Anatomia dell’irrequietezza”, Milano, Adelphi, 1996, pp.127-128stormi belli

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2014: THIS BLOG SUMMARY

1 gennaio, 2015 Lascia un commento

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.200 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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