Soul Impatience

27 aprile, 2015 Lascia un commento

rooted E io sono così, futile  e sensibile, capace di impulsi violenti  e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima. Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale. Tutto mi interessa e nulla mi prende. Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma  nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa, e quello che meno ho colto nella conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con cui ho parlato. Così, a volte, ripeto a qualcuno ciò che già gli ho ripetuto, gli chiedo  di nuovo ciò a cui lui ha già dato una risposta; ma posso descrivere, in quattro parole fotografiche, il sembiante muscolare con cui lui  ha detto ciò che non ricordo, o l’inclinazione di udire con gli occhi con cui ha recepito la narrazione che non ricordavo di avergli fatto. Io sono due, e entrambi distanti – fratelli siamesi non congiunti.

Ferdinando #Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”, Newton Compton Editori, Roma, 2013,  pg.18

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#Decay

26 aprile, 2015 Lascia un commento

spiaggia  Sono nato in un’epoca in cui la maggior parte dei giovani aveva perduto la fede in Dio, per la stessa ragione per la quale i loro padri l’avevano avuta – senza un perché. E allora, poiché lo spirito umano tende naturalmente a criticare perché sente, e non perché pensa, la maggior parte di quei giovani ha scelto l’Umanità come surrogato di Dio. Appartengo, però, a quella specie di uomini che se ne stanno ai margini di quel mondo di cui fanno parte, e che non rivolgono lo sguardo solo alla massa cui appartengono, ma anche verso i grandi spazi che sono a lato, Per questo non  ho completamente abbandonato Dio come loro, né ho mai accettato l’Umanità. Ho considerato che Dio, pur essendo improbabile, potrebbe anche esistere e che, pertanto, si poteva adorare; ma che l’Umanità, essendo una mera idea biologica, e non significando altro che la specie animale umana, non era degna di adorazione più di qualsiasi altra specie animale. Questo culto dell’Umanità, con i suoi riti di Libertà e d’Uguaglianza, mi è sempre parso una reviviscenza di culti antichi, in cui degli animali erano come dèi, o degli dèi avevano teste di animali. Così, non sapendo credere in Dio, e non potendo credere in una somma di animali, sono rimasto, come altri a margine delle genti, in quella distanza da tutto ciò che comunemente è chiamato Decadenza. La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.

Fernando #Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”, Roma, Newton Compton Editori, 2013, pg.6

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Brachetti’s Dreams

18 aprile, 2015 Lascia un commento

“Brachetti che sorpresa!”, al Teatro Sistina fino al 26 Aprile 2015

Gran bella sorpresa lo spettacolo di Arturo Brachetti: parole, risate, magie, incredibili trasformismi, ma anche il mondo onirico di Brachetti, la sua arte, tutto dentro la valigia della sua fantasia. L’artista piemontese avvolge gli spettatori, impossibile capire la sua velocità di trasformazione, guida il pubblico lungo un viaggio fatto di suoni e colori, di raggi di luce fatati e seducenti, di ombre cinesi e di disegni di sabbia. Lui poeta, che però sa anche ridere di sè. Quanta  arte nella sua arte e quanta perizia. Una vita a migliorarsi, “condannato” ad essere un numero uno. :-)

Non un one-man-show, ma un varietà. Arturo è sul palco con alcuni compagni di viaggio: il suo alter ego 328328, interpretato da Kevin Micheal Moore,  il duo Luca e Tino, il mago  (Francesco) Scimeni e l’ottimo prestigiatore (giovanissimo) piemontese Luca Bono. brachetti

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Black Holes

Secondo le idee correnti dell’astrofisica, nel corso della sua evoluzione ogni stella raggiunge uno stadio durante il quale essa si contrae a causa della mutua attrazione gravitazionale tra le sue particelle. Poiché l’attrazione aumenta rapidamente col diminuire della distanza tra le particelle, la contrazione accelera, e se la stella ha una massa sufficientemente grande, pari a più di due volte quella del Sole, nessun processo conoscitivo può impedire che la contrazione prosegua indefinitamente. A mano a mano che la stella si contrae e diventa più densa, la forza di gravità sulla sua superficie cresce sempre più, e di conseguenza continua ad aumentare anche la curvatura dello spazio-tempo nella regione circostante. A causa della crescente forza di gravità sulla superficie della stella,  diventa sempre più difficile allontanarsene, e alla fine la stella raggiunge uno stadio in cui dalla sua superficie non può più sfuggire nulla, neanche la luce. A questo stadio diciamo che attorno alla stella si forma un “orizzonte degli eventi”, perché nessun segnale può allontanarsi da essa per comunicare un evento qualsiasi al mondo esterno. Lo spazio attorno alla stella è quindi talmente curvo che tutta la luce rimane confinata al suo interno e non può uscirne. Noi non siamo in grado di vedere una stella di questo tipo, perché la sua luce non può mai raggiungerci e per questo motivo la chiamiamo buco nero.

Fritjof Capra, “Il Tao della fisica”, Milano, Adelphi, 1994, pp.206-207

 

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Many-sided Emotional Life

… Il crescografo di Bose permette di ottenere ingrandimenti di dieci milioni di volte. Il microscopio, che consente appena qualche migliaio di ingrandimenti,  ha dato un  impulso fondamentale alle  scienze biologiche. Il crescografo apre prospettive incalcolabili. […] ” Gli eloquenti grafici forniti dal mio crescografo dimostrano anche ai più scettici che le piante hanno un sistema nervoso sensibile e una multiforme vita emotiva. Amore, odio, gioia, paura, piacere, dolore, eccitabilità,  torpore, e innumerevoli altre   risposte adeguate agli stimoli sono universali nelle piante tanto quanto negli animali”. […] “Il poeta conosce intimamente la verità, mentre lo scienziato vi si avvicina in modo esitante e impacciato. Venga un giorno nel mio laboratorio a vedere l’inequivocabile testimonianza del crescografo”.

Paramhansa Yogananda, “Autobiografia di uno yogi”, Perugia, Ananda Edizioni, 2010, pg.67

nella foto: Jagadish Chandra Bose (1858-1937, fisico e botanico indiano, pioniere della radio).

 

J.C.Bose

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Another Point of View

15 febbraio, 2015 Lascia un commento

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi sui ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

Wislawa Szymborska

finestre

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Alchemies

1 febbraio, 2015 Lascia un commento

[…] biochimica cerebrale e stati emotivi sono strettamente collegati tra loro. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che il cervello non è un’entità astratta, ma un intreccio di cellule nervose che ‘scattano’ quando vengono stimolate da certe sostanze chimiche (i neurotrasmettitori, appunto) che ne modulano l’attività. Naturalmente ci si può chiedere se questa attività biochimica sia la conseguenza del comportamento, oppure ne sia la causa. Nell’esperimento di cui parlavamo prima, nel corso del quale alcuni volontari venivano invitati a immedesimarsi in situazioni di tristezza, felicità, rabbia, paura e anche amore, le reazioni biochimiche rilevate dalla PET erano la conseguenza di un atto volontario dell’individuo: in altri termini, ‘pensando’ di essere arrabbiati o innamorati è possibile attivare dei circuiti interni che creano questa situazione emotiva. Ma è possibile fare il contrario? Cioè provocare artificialmente un’emozione, un istinto, un comportamento, agendo direttamente sulle cellule nervose? Con gli animali è stato fatto, in vari modi. Per esempio, trasferendo del DNA da topolini di campagna (monogami) a topolini di città (poligami) si è modificato il comportamento di questi ultimi, rendendoli monogami. In altri esperimenti si è indotto in questi topolini anche un comportamento di cure parentali (cioè di amore per i piccoli) iniettando semplicemente nel loro cervello vasopressina e ossitocina, due ormoni che hanno un ruolo importante nello sviluppo dell”attaccamento’ anche nella specie umano. […]

Piero Angela, “Ti amerò per sempre. La scienza dell’amore”, Milano, Mondadori, 2011, pg.31867930_J52MWDIJXFBESLHPFGD7SR6M52AKX3_38-harvest-mice_H133055_L

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